Ep.1 "La catena dei milanesi" - This Is Not La serie, Season 2

(Intro)

Immagina un uomo che guarda l’orizzonte, dall’alto di un grattacielo milanese. 
Immagina una voce alla Giancarlo Giannini, di quelle che fanno piangere anche quando ordinano l’acqua frizzante. 

E infine, immagina di sentire in sottofondo un discorso che fa più o meno così.


Ti voglio dire la verità.
Babbo Natale prende la mazzetta dalle multinazionali.
Johnny Depp ha la stessa altezza di Carlo Conti. 
La re-union delle Spice Girls è una re-union di assegni.
Due mele hanno più zuccheri di una Coca Cola. 
Il tuo caro iPhone, il tuo iPhone tanto amato, beh… è programmato per durare 4 anni.
E questo è solo l’inizio. 

È dura da digerire, ma la vita ha il sapore di una caramella senza zucchero.
Per fortuna negli anni ’50 qualche pubblicitario americano ha inventato i sogni per addolcirci la pillola. Ma il principio attivo non dura per sempre. 
L’importante è saperlo e non vivere ogni giorno come se fosse una raccolta punti.
Perché alla fine nessuno ti regala il peluche. 
Il set di pentole, se lo vuoi davvero, te lo devi andare a prendere.

(sigla: di quelle che… mamma mia che figata aspetta che shazzammo)

Forte l’inizio, eh?
Volevo un’entrata alla Fight Club per farti pensare “stavolta Matteo non scherza”.
Non preoccuparti. 
Era solo un’esigenza di copione per catturarti subito.
Adesso ritorno solare e positivo come sempre.
E ti racconto la vera storia di This is not.

(sigla due: ta daaaaaa)


Non eravamo qui per lucidare i bicchieri del Titanic.
Non eravamo qui per passare il tempo come le lancette di uno Swatch. 
No, no… non potevamo accontentarci di un solo locale.
Fin dal primo giorno, eravamo già una catena. 
Certo, restava da convincere il nostro commercialista.
E prima di tutto, noi stessi.

“Qualcosa ci inventeremo. E poi guarda il lato positivo. Se riusciamo ad aprire il secondo locale nel pieno della crisi… con la ripresa cosa saremo capaci di fare?”
“Se ci arriviamo alla ripresa... Teo, sei il socio più fuori che potessi mai avere. Meno male che ti ho incontrato. Ok, facciamo questa pazzia.


Eravamo così unconventional da voler aprire un nuovo locale, quando tutti cercavano di non chiuderli. Era il 2009, un’era geologica fa secondo il calendario del perfetto business man.

(pubblicità: non è che ci sta giusta giusta una sfida a Live Quiz?)


Tutto ricominciava da capo. 
Nuovo business plan. Nuovo giretto in banca. Nuove porte in faccia.
Ipoteca sulla casa? Fatta. 
Le banche ci davano anche fiducia, ma all’epoca una pacca sulla spalla non bastava.

E via, si ripartiva. Altra giostra: giù il gettone.
Dove si trova la strada per la felicità, dottore?
In Conca del Naviglio! 
Eccolo lì il nostro nuovo negozio. Anche se non è stato facile trovare la location giusta.
Mesi di ricerche, appostamenti e indagini per non sbagliare scelta. 
Ne andava del nostro futuro.
E poi abbiamo optato per un metodo rigorosamente scientifico.
“Apriamo qui in Conca… qui vicino c’è un Mc Donalds… se ci sono loro, la location deve avere per forza un bel passaggio di persone.

Il ragionamento non faceva una piega.
Peccato che McDonalds abbia chiuso un mese dopo il nostro arrivo. 
Per fortuna non avevamo tempo per fare gli scongiuri. 
Dovevamo litigare con gli architetti che non ascoltavano le nostre richieste nella ristrutturazione dei locali.
Dovevamo litigare con il regolamento comunale che si divertiva a cambiare qualche postilla ogni anno.
Dovevamo litigare anche sul giorno dell’apertura per non farci mancare nulla. 

“Apriamo giovedì? Così ci becchiamo il weekend?”
“Non siamo pronti, apriamo venerdì.”
“Venerdì è giorno di punta, se qualcosa gira male è un problema.”
“Allora quando apriamo?”


Al posto nostro ha deciso il fato. 
O meglio, qualche mano furfantina che il mercoledì prima dell’apertura ha cercato di aprire la serranda, deformandola e costringendoci a posticipare di una settimana l’inaugurazione.

Male, ma non malissimo.
Perché quando le cose iniziano male, possono solo migliorare.
E spesso hanno il sapore semplice di una frase inattesa. 
Come quella detta ad esempio dal primo cliente che ha varcato le porte di Conca. 
Una piccola domanda, pronunciata timidamente con occhi curiosi, quasi increduli per quegli anni lì.
“Ma voi… voi siete una catena?”
“Da oggi sì. Una catena di 2 anelli, ma siamo una catena.” 


Se mi aveste visto quel giorno, mi avreste scambiato per i Jalisse al Festival di Sanremo. 
Felice all’ennesima potenza, gonfio di … soddisfazione ☺
All’antidoping sarei stato squalificato per eccessiva dopamina. 
Eravamo diventati ufficialmente una catena di sushi.
La prima catena di sushi dedicata ai milanesi, smart e unconventional.
Giovane, forse inesperta… ma sempre sincera e pronta a cambiare le carte in tavola.

Il resto non ci importava.
I prestiti da restituire, gli ordini da far partire, i nuovi sushi-dj da assumere erano solo problemi da risolvere un po’ alla volta.
In quel momento ci bastava l’illusione che le difficoltà non fossero dietro l’angolo. 
Ma c’erano eccome… e stavano per bussare alla porta. 

Ma questa è un’altra storia.
Anzi, è la prossima storia. 
Perché il meglio deve ancora venire. 


PICCOLO PS IMPRENDITORIALE

La soddisfazione è un carburante incredibile.
Riuscire a vedere le cose prendere vita, fatte davvero, che prendono forma, è una sensazione che dà energia.
La vita di chi fa impresa è faticosa, fraintesa, esposta e molto spesso incompresa: dagli amici, che non ti vedono “perché lavori sempre”, in famiglia “perché non stacchi mai”, dallo stato che pensa che l’imprenditore sia per definizione ricchissimo e stronzissimo, quando invece l’Italia è piena di Adriano Olivetti. 
Riuscire a far capitare le cose, vederle accadere davvero, mettere un passo davanti l’altro decidendo la direzione, e divertirsi nel farlo, facendolo con passione, con trasporto e affetto, rende vivi.
Auguro a chiunque voglia intraprendere un progetto, una missione personale, una startup, una impresa, un negozio o qualsiasi cosa lo possa definire attivo, di provare soddisfazione. Quella cosa che la sera ti fa chiudere gli occhi in pace, sapendo che hai fatto tutto quanto in tuo potere per rendere il mondo un posto un pelino migliore.
Non capita tutti i giorni. Le debolezze, le preoccupazioni, le paure sono sempre tante. Ma quando arrivi, soddisfatto, a vedere che le cose che hai sopportato avevano un senso, ecco, quello è un momento con un potere enorme: il potere di farti continuare, rilanciare e migliorare. Perché ha senso.

Matteo


(Titoli di coda)

Questa storia è offerta da This Is Not A Sushibar, 
prossimamente il sushi delivery più grande del mondo.

A mercoledì prossimo, con la seconda puntata!