Ep.2 "Il mistero della licenza scomparsa" - This Is Not La serie, Season 2

Una storica pubblicità italiana degli anni ’90 diceva:

una telefonata allunga la vita.


Beh, io ne ho ricevuta una che invece il respiro… te lo toglieva.

(dalla puntata precedente)

Immaginatevi una sequenza di scene montate ad arte da qualche smanettone hollywoodiano che saprebbe dare un pathos pazzesco anche al divorzio fra Albano e Romina.


"Non eravamo qui per lucidare i bicchieri del Titanic.


Non eravamo qui per passare il tempo come le lancette di uno Swatch.


Eravamo qui per creare una catena di sushi, la catena dei milanesi…"

(sigla: così bella, ma così bella che col cavolo che salti l’intro)


Il cielo si era spogliato del suo colore plumbeo per mostrarsi più sexy.

La voglia di uscire rientrava nelle case. Le Vespe tornavano in strada.

E le metropolitane si riempivano di algide modelle e modelli scheletrici.

(qualcuno mi spiega come fanno a sembrare delle semi-divinità anche indossando uno scafandro?)


Insomma, era una meravigliosa giornata come solo Milano sa offrire.

Tutto risplendeva di luce propria. Anche per This is not.

Il negozio di Bixio andava avanti da solo. 
Il negozio di Conca doveva ancora imparare a camminare ma prometteva bene.


E io e Lorenzo?


Facevano spola fra il lavoro "ufficiale" (consulenti aziendali) e il lavoro che c’eravamo inventati (manager di noi stessi).

La voglia di dedicarsi esclusivamente a This is not stava per prevalere.

Il grande salto era vicino, ma volevamo mettere un po’ di muscoli nelle gambe per evitare cadute dannose.


Quel giorno ero in trasferta in Veneto da un mio cliente.

Un cliente del lavoro "ufficiale".

Durante una riunione in veneto stretto (così stretto che fra le labbra non passava neanche una parola italiana senza passaporto), ecco arrivare una chiamata improvvisa.


"Ostrega, chi xe…. oh, scusa… pronto?"


Preso dalle discussioni mi ero dimenticato di togliere i sottotitoli e di tornare al Dolce Stil Novo. Parlare la stessa lingua (in Veneto si deve parlare in Veneto) è fondamentale quando c’è da fare un lavoro di gruppo… anche se io a volte esagero.


"Pronto? Teo, sono Jo."


Jo sta per Jordana. Una bravissima cassiera di origini africane, con un sorriso grandissimo che era capace di abbracciare tutti i nostri clienti.

Il suo pregio infatti era la sensibilità. Mentre il suo difetto era sempre la sensibilità. Sì, perché ogni tanto questa si trasformava in apprensione.


"Ciao Jo… ti sento trafelata, che succede?"

"Teo, ci stanno chiudendo il negozio di Conca!"

"In che senso? Spiegati meglio."

"Ci sono i vigili, dicono che non abbiamo la licenza e che dobbiamo chiudere subito il negozio!"

"Ma se è appesa al muro… L’ho appesa io stesso il mese scorso."

"In comune non si trova…"

"Ma sono pazzi?? Mica falsifichiamo licenze… noi ce l’abbiamo!"

"Ok, ma che faccio?"


In quel momento ti passano le peggio cose per la testa.


Quella volta che hai pestato la m***a al matrimonio, il passaporto perso all’imbarco per Parigi, l’iPhone caduto nel water.


Ma tu sei più forte e ti focalizzi sul video del gattino che beve il latte dal biberon per rispondere come solo il Dalai Lama potrebbe.


"Lasciali chiudere. Chiamo Lorenzo e capisco cosa è successo."

(pubblicità: guarda che è arrivata una notifica su messenger)


Quindi cos’era successo? Da dove nasceva questo mistero?

Nulla di particolare, o tutto… di molto particolare.

Quando avevamo fatto la richiesta per la licenza, a domanda presentata,

ci siamo ricordati che mancavano delle informazioni.


Tornati in comune, c’eravamo fatti ridare il faldone dei documenti, promettendo di completarlo e di riportarlo entro pochi giorni (cosa avvenuta).


E qui si era creato l’inghippo fatale.


Dopo averci restituito il faldone, un funzionario avevo rimesso via la nostra cartella nell’archivio del protocollo (senza poi riempirla di nuovo con i nostri documenti).

Così, qualche mese dopo, in seguito a una revisione delle pratiche,

la nostra cartella risultava stranamente e inspiegabilmente vuota.


Tu che faresti in questo caso?


Alzi la cornetta e chiedi spiegazioni.

Dov’è finita la licenza di This Is Not? Perché c’è una cartella vuota?

Indaghi, ti accerti che non ci siano errori.

Ma sarebbe troppo facile e poco Italian style.

No, effettivamente è meglio far chiudere il negozio.

Scusa, come dici? Cinque persone a casa senza spiegazioni?

Vabbè, nella vita c’è di peggio.

Ad esempio, c’è il Festival di Sanremo.


Ci abbiamo messo un po’ a farci capire dalla funzionaria,

disponibile e gentile ad aiutarci (bisogna dirlo).

La licenza non si era volatilizzata nel vuoto.

Non era stata presa in ostaggio da un numero di David Copperfield.

Semplicemente era sola soletta, due cartelle più avanti.

Nessuno se ne era accorto e nessuno l’aveva rimessa al suo posto.


Il caso è chiuso, signor Giudice.

Trovato l’errore, trovato l’inganno.

D’altra parte, la burocrazia è come la magia.

Ogni volta che hai a che fare con lei,

non credi ai tuoi occhi.

Per fortuna non avevamo tempo per farci il fegato spappolato.

C’erano ancora tante cose da affrontare.

E stava arrivando un’altra notizia di quelle mica da ridere.


Ma questa è un’altra storia.

Anzi, è la prossima storia.

Perché il meglio deve ancora venire.



PICCOLO PS IMPRENDITORIALE

Ricordo con grande precisione le emozioni che provai quando ricevetti la telefonata di Jordana.

Ingiustizia. Provai un grande senso di ingiustizia. 

La licenza era appesa al muro, l’avevo ricevuta dall’amministrazione, "me l’avete data voi!" avrei voluto urlare al vigile che irremovibile imponeva di abbassare la serranda.


E insicurezza: "Ma davvero ho fatto un errore così marchiano da non aver ricevuto davvero la licenza per esercitare"?. 

Quando succedono queste cose, e magari sei distante, metti in discussione tutto. Dall’altra parte c’è l’autorità, quello che è nelle condizioni di importi di chiudere l’attività, minacciare sanzioni e provvedimenti di ogni tipo.


Mi sono trovato due alternative di fronte: difendermi da quella che percepivo come una aggressione, chiamare avvocati e invocare i danni per una cosa che ritenevo (ed era) ingiusta, oppure accettare che "shit happens", la merda capita, e affrontare la situazione con intelligenza. 

Mantenni la calma (caso più unico che raro, di quei tempi), accettai che le cose possono incagliarsi, che la soluzione era di fronte a me e bastava essere disponibili ad accogliere quello che la vita mi stava mettendo davanti.

E avvenne quello che doveva avvenire: nel momento in cui con serenità accettavo la situazione complicata, si materializzò una donna disponibile e comprensiva, la funzionaria del comune, che con pazienza ed esperienza, capì cos’era successo e dipanò la matassa. 


Certo, in un mondo ideale, una cosa del genere si sarebbe spenta sul nascere, ma il mondo è come è. Sta a noi accettarlo cambiarlo, un passettino per volta, con le nostre azioni, la nostra pazienza e quella di una funzionaria volenterosa disponibile ad ascoltare.


Matteo


(Titoli di coda)

Questa storia è offerta da This Is Not A Sushibar, 
prossimamente il sushi delivery più grande del mondo.

A mercoledì prossimo, con "Bye Bye Ryan"!