Ep.4 "Girl Power" - This Is Not La serie, Season 2

Una rosa ha più spine di un martello.
Un profumo può catturarti quanto una partita di calcio.
E una donna, nella sua borsetta, nasconde più risorse di MacGyver.

(dalla puntata precedente)

Il progetto This is not era pronto ad accelerare.

In squadra c’era la prima sushigirl di Milano, e forse d’Italia.


(Matteo, non avevamo già parlato della sushigirl nella prima serie?)

(Era solo citata. Nelle serie tv è bello raccontare le sfumature dei personaggi in più stagioni.)

(Ah, ok! Faccio partire la sigla?)

(Aspetta, sono al trucco e parrucco.)

(…)

(…)

(Matteo…?)

(… Che dici, camicia bianca o azzurra?)

(Polo.)

(Pronto, vai!)

(sigla: un pezzo di quelli che ti fa usare la scopa come microfono)


mentre recita un sacro dogma della Legge dei Shokunin.

"Una donna non può essere maestro di sushi per colpa della sua natura femminea. Durante il ciclo mestruale, il suo corpo vive cambiamenti, 
dovuti agli ormoni e all’ovulazione. Questo determina una temperatura basale più alta che può interferire sulla qualità del sushi."

No sushiman, no party direbbe George Clooney. 
Per fortuna, di santoni così in Giappone non ne esistono più.
E la legge dei Shokunin è solo una nostra invenzione.
Ma la tradizione, quella vera, ancora oggi parla chiaro e alza pure la voce.
Non vuole sushigirl in cucina. 
Meno male che noi siamo duri di orecchi. 
E quando c’è da fare una rivoluzione, ci sentiamo dei piccoli Che Guevara.
Hasta la Soia, siempre.
Così abbiamo cambiato le carte in tavola, facendo entrare Amy nel team.

Come sapete però, le scelte unconventional sono come il gelato.
Mica ti prendi solo la pallina al pistacchio. 
Come minimo, ci aggiungi il fiordilatte. 
Per farla grossa, l’abbiamo messa a cucinare in bella vista. 
Davanti a tutti i clienti.
Ora vi sembra normale, ma negli anni 2000
era prassi tenere la cucina lontana da occhi curiosi.  
E noi, anche per motivi di spazio in realtà,  
siamo stati fra i primi a far vedere i nostri sushiman al lavoro.

È stata una scelta saggia e leggendaria?
All’inizio no.
I clienti sembravano straniti dalla presenza di una sushigirl.
Sapevamo però che la titubanza si sarebbe trasformata in fiducia.
Perché le donne, signori miei, sanno comunicare meglio con le persone.
Per loro natura e grazia, riuscirebbero a creare 
un’atmosfera serena e accogliente anche alla SNAI.
Così, ben presto, Amy era entrata nel cuore di tutti.

(pubblicità: moscow mule veloce veloce?)


Sì, anche se finisce.
Un giorno Amy ci ha salutato con destinazione Firenze. 
Voleva cercare una nuova avventura, in compagnia del marito.
Ma prima ci ha lasciato in cucina un bagagliaio di esperienze. 

La sua timidezza ci ha insegnato l’importanza di ricercare le parole giuste per entrare in relazione con i nostri dipendenti.
Il suo perfezionismo ci ha trasmesso la necessità di alzare ogni giorno l’asticella della qualità.
E la sua maternità, beh, ci ha istruito a dovere in fatto di turni e giorni liberi. Meglio di un foglio excel. 
Questo perché Amy era in maternità e ogni tanto doveva assentarsi per l’allattamento. 
Chissà se suo figlio è cresciuto a pane e sushi. 
Quello che sappiamo è che noi e lei, un po’, siamo cresciuti insieme.
Come si dice?
Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna?
Noi possiamo dire che dietro una grande catena c’è (anche) una sushigirl. 
E a volte, purtroppo, anche delle imbucate.
Ma questa è un’altra storia.
Anzi, è la prossima storia. 
Perché il meglio deve ancora venire.

A mercoledì prossimo con "Le imbucate".



PICCOLO PS IMPRENDITORIALE

In difesa del pregiudizio.

Tutti noi abbiamo dei pregiudizi. 
Chi dice di non averne, mente. Anche a se stesso, in caso.
È un aiutante subdolo nelle decisioni di impulso, è un supporto bastardo nella ricerca della soluzione comoda.
È un fido farabutto nel darti consigli.

Certi pregiudizi, se reiterati nel tempo e condivisi, diventano opinione comune. 
Se l’opinione comune dura nel tempo, diventa cultura, se diventa cultura, diventa tradizione.
Se diventa tradizione, i sushiman saranno sempre uomini.

La cultura è importante, ma spesso, se si scava sufficientemente a fondo, si scopre che alla base c’è un pregiudizio, che a sua volta è l’evoluzione di una paura.
È un istinto di difesa che innesca comportamenti che si stratificano nel tempo.

Quando hai un po’ di tempo per andare a fondo, per pensare, per fare un passo verso l’ignoto e cerchi di spingerti contro il pregiudizio, e fai una scelta controcorrente, nel 90% dei casi, fai la scelta sbagliata. 

Il pregiudizio vince. Perché condiziona non solo chi giudica, ma anche il giudicato che si comporta di conseguenza.
Vincere il pregiudizio è una battaglia da combattere insieme: chi vuole scegliere in modo libero da condizionamenti e da chi subisce.
Perché il pregiudizio è comodo anche quando subito: giustifica, sposta la responsabilità sugli altri e autorizza l’insuccesso.

Amy ci aiutò a vincere il pregiudizio e noi (da perfetti unconventional) decidemmo di andare controcorrente, verso l’ignoto, pensando e andando a fondo. 

E siamo finiti nel 10% giusto delle scelte.

Matteo


(Titoli di coda)

Questa storia è offerta da This Is Not A Sushibar, 
prossimamente il sushi delivery più grande del mondo.

A mercoledì prossimo, con "Le imbucate"