Ep.5 "Le imbucate" - This Is Not La Serie, Season 2

L’ananas sulla pizza.
L’Italia al G7.
La farfallina a Sanremo. 
Diciamolo, sono solo delle imbucate.

(dalla puntata precedente)

Il prezzemolo è una pianta erbacea. Ha una robusta radice a fittone bianco giallastra. Le foglie sono glabre e hanno un contorno triangolare…

(Matteo… ma oggi fai lezione di botanica?)

(Oh scusa, è il prezzemolo che s’imbuca ovunque.)

(sigla: poco tunz tunz, molto para-pa-zum)


Ah, sì. Avevamo aperto il negozio di Conca del Naviglio da qualche mese.

“Lorenzo, è un’ottima location. Bella zona, tanta gente. Si respira un fermento pazzesco! È perfetta per noi… ed è anche un locale più grande di Bixio!”
“Grazie Matteo, ma 65 metri quadrati di locale comportano anche più rischi.”
“Più clienti, speriamo.”
“O più imbucati.”

Conca è un negozio al quale siamo legati da sempre.
Nel 2009 era la dimostrazione che ce la stavamo facendo.
Con tanta fatica e molte incertezze, certo.
Ma anche Belen all’inizio lavorava per TeleBoario. 

Dieci anni fa era il massimo che potessimo desiderare. 
Magazzino più grande? Celo.
Spogliatoio comodo? Celo.
Ufficio microscopico per la contabilità? Celo.
Piscina con open bar? … Manca.
Vabbè, prima o poi avremo anche quella.

“Perché dici imbucati?”
“Matteo, è arrivato Facebook in Italia! Vedrai che il nostro wi-fi farà proseliti quanto il nostro uramaki rainbow.”

Aveva ragione Lorenzo.
La socializzazione si stava trasferendo dalle piazze agli smartphone.
Le persone cercavano nuovi spazi digitali, dove trascorrere il loro tempo.
E i nostri dipendenti non erano da meno.
Durante i momenti vuoti, si nascondevano in bagno o in magazzino 
per controllare le notifiche, fare il test “che personaggio storico sei?” 
o vedere come cresceva la loro fattoria di Farmville. 
Ma chi non l’ha mai fatto?
Se non si intralcia il lavoro, no problem.

Poi un giorno mi era venuta voglia di fare una carrambata in Conca.

“Ciao! Come va?”
“Ehm… sì, bene… cioè, male… ma male bene, è che oggi c’è poco lavoro.”
“Tutto… ok?”
“Sì, sì. Sono solo pensierosa, ecco.”

In cassa c’era una nostra ragazza super in gamba e super socievole. 
Stranamente super riflessiva in quell’occasione.
Si mangiava le unghie come se fosse a digiuno dalla sera prima.

“Vado a prendere una cosa in magazzino…”
“E ti pareva… (a denti stretti)…”
“Come, scusa?”
“No, nulla.”

La sua stranezza tradiva qualcosa.
Qualcosa di misterioso che da lì a poco sarebbe stato molto chiaro.
Scendendo le scale, dei rumori avevano catturato la mia attenzione. 
Passi affrettati, porte chiuse, “sss” improvvisati. 
Un ladro? Una spia dei competitor?? Un agente della CIA???
No, 3 ragazze nascoste nel magazzino che cercavano di mimetizzarsi con l’arredamento come dei gechi.  

“E voi…chi siete?”
“Ehm… noi… saremmo le amiche delle cassiera…”
“Che ci fate qui?”
“Eeeh… ci serviva il wi-fi per scaricare dei film.”
“Va bene tutto ragazze, ma questo è un posto di lavoro. Vi chiedo la cortesia di andare almeno all’entrata… abbiate rispetto.”

(pubblicità: ti è arrivata una notifica di Farmville?)


Non avevo detto una parola alla cassiera. 
Lei mi guardava come se avesse fatto una marachella.
Ed effettivamente aveva ragione.
Era una marachella, che però tradiva la mia fiducia.
E quella dell’azienda.
Negli anni successivi ho pensato molto a quel piccolo episodio.
Alla fine, non era successo nulla di che.
Ma quel “che” lasciava presagire che nel tempo 
si sarebbe trasformato in qualcosa di rivoluzionario.
La tecnologia stava cambiando il nostro modo di ragionare,
i nostri comportamenti, le nostre priorità. 
Il digitale stava diventando una fonte inesauribile di opportunità, è vero.
Ma anche di distorsioni. 

La medaglia, anche di valore, ha sempre un’altra faccia.
L’importante è che non sia di bronzo.
Proprio come quella che avremmo accolto di lì a breve.
Stavamo per assumere l’uomo con più certificati medici 
della storia dell’INPS.

Ma questa è un’altra storia.
Anzi, è la prossima storia. 
Perché il meglio deve ancora venire.
A mercoledì prossimo con “L’uomo mutua.”



PICCOLO PS IMPRENDITORIALE

In quell’occasione ricordo la sensazione di frustrazione nel non riuscire a trovare il modo di impedire o orientare dei comportamenti che di lì a poco avrebbero cambiato radicalmente tutto il nostro modo di relazionarci.

“Non si può controllare tutto” mi dissi.

“Si deve avere tutto sotto controllo” mi dissi anche.

Questa apparente contraddizione può essere risolta in tanti modi: con autorità, con divieti e multe, o con accoglienza, cercando di capire a quale bisogno le persone stanno cercando di dare risposta, e provare a incanalare questa energia in modo utile a tutti.

Ci ho messo anni a vincere la tentazione dell’autorità e ancora oggi non sono riuscito a venirci a patti, ma nel tempo si sono aggiunte in squadra persone che sono state capaci di ascoltare più di quanto sia stato capace io, di capire più di quanto sia stato capace io, di interpretare il momento meglio di come sia stato capace io.

E la tecnologia è diventata nostra partner, i ragazzi hanno cominciato a sentirsi parte di un gruppo per cui non aveva senso nascondersi.

Imparare ad accettare che le cose cambiano è una grande sfida, soprattutto con se stessi.


Matteo


(Titoli di coda)

Questa storia è offerta da This Is Not A Sushibar, 
prossimamente il sushi delivery più grande del mondo.

A mercoledì prossimo, con "L'uomo mutua"